domenica 14 dicembre 2014

Arriva Bosone

Daniele Bosone

La raccolta firme ha funzionato: viene a Salice, a parlare del ponte e dei tempi per il ripristino il numero uno dell'amministrazione provinciale, Daniele Bosone

Il 16 dicembre, dopodomani, arriva il presidente della Provincia di Pavia, Daniele Bosone. Parteciperà a un'incontro pubblico con i cittadini. In quell'occasione il comitato degli operatori turistici gli consegnerà le firme raccolte. Qualunque cosa dica commercianti, imprenditori e cittadini sono determinati a non mollare: il ponte di salice deve essere riparato o ricostruito al più presto.
L'incontro si tiene alla sala Narciso delle Terme di Salice a partire dalle 21. L'importante è essere in tanti e far sentire la determinazione a non cedere di un millimetro. Il ponte deve essere ricostruito a qualunque costo. Senza il collegamento diretto alla valle Staffora, Salice rischia di diventare un Paese fantasma. So bene che di soldi in giro ce ne sono pochi, ma il ripristino di via Diviani, che è la porta naturale sulla valle, cade a mio giudizio fra quelle opere di importanza vitale per i territori interessati. Legate alla loro stessa sopravvivenza.

La raccolta di firme

Il primo da destra è il sindaco di Rivanazzano Terme, Romano Ferrari
Babbo Natale firma a Salice la sottoscrizione
La situazione è critica: al forte calo delle presenze legato alla crisi del termalismo, la chiusura del ponte sullo Staffora rischia di precipitare Salice Terme in una spirale senza ritorno. Gli operatori turistici, però, non si sono persi d'animo e hanno lanciato una raccolta di firme che si è aperta domenica 7 dicembre al mercatino di Natale, a Salice, è proseguita per tutta la settimana negli esercizi pubblici del Paese e oggi pure a Rivanazzano. Il sindaco Romano Ferrari ha messo a disposizione del comitato l'infopoint di Piazza Cornaggia. L'obiettivo della petizione è premere sulla Provincia di Pavia, competente per il ripristino del ponte danneggiato. 
Giovedì sera le firme erano più di 1.400. Circa 440 sono state raccolte venerdì al Club House. Per martedì, quando il presidente della provincia Daniele Bosone verrà a Salice per partecipare a una assemblea pubblica, saranno più di 2mila. E ho l'impressione che sia solo l'inizio.

Un mese fa, il ponte...

Era la notte fra il 15 e il 16 novembre quando la piena dello Staffora strappava due dei piloni che sorreggono il ponte si Salice Terme

Le prime ore di domenica 16 novembre le ricordo bene: era da poco passata mezzanotte e io sulla mia Sfaticata, una Panda rossa (già, proprio come quella del sindaco di Roma Ignazio Marino), ma a metano, percorrevo il ponte sullo Staffora. Da via Diviani verso la rotonda sulla ex Statale 461. Con me c'erano mio figlio Riccardo e i suoi amici. Stavamo accompagnando uno di loro a casa, dopo che i ragazzi avevano trascorso una sera alla discoteca Club House. Una sera (anzi: una notte) come tante altre. A cento metri dalla rotonda passiamo sopra al ponte che collega Salice Terme alla valle Staffora. Per un attimo, al bagliore dei fanali,  vedo i gorghi e un ribollire rabbioso di acqua scura. piove da giorni e il torrente è diventato un fiume impetuoso. Da far paura. Il ruggito sordo dei gorghi spaventa e si sente a centinaia di metri di distanza.

Ma è un attimo: lasciamo Francesco davanti al cancello di casa, in una stradina ai piedi della comunale che porta a Nazzano e ci avviamo verso casa. Il sonno fa giustizia di tutti i pebsiweri. Belli o brutti che siano. La sorpresa arriva la mattina dopo, quando via Whatsapp arriva la notizia: è crollato il ponte. Dopo giorni di nuvole impenetrabili dalle creste dell'appennino si affaccia un sole insolitamente sfavillante. Non resisto: un salto al ponte lo devo fare. Lascio la Sfaticata in viale delle Terme e mi avvio a piedi per via Diviani. Alla fine mi aspetta però una grande delusione. L'intera zona è transennata per una fuga di gas e non si può arrivare nelle vicinanze del ponte. La scena che mi aspettavo di vedere è quella che compare nelle foto di questa pagina: due piloni spostati dalla furia dell'acqua, uno dei quali completamente staccato dalla soletta che ora resta pericolosamente sospesa nel vuoto.
Da quel giorno sono passate quattro settimane. E sono successe parecchie cose, che vi racconterò nei prossimi post.
Il ponte sullo Staffora visto da monte

giovedì 30 gennaio 2014

La sicurezza dov'è?

Una storia vera, accaduta alla mia famiglia: i ladri suonano al citofono di casa... E quando mio figlio chiama carabinieri e polizia, passa più di un'ora prima che qualcuno si faccia vedere

Mi presento brevemente. Ho 55 anni, faccio il giornalista da quando ne avevo 21, sono autore del blog Italiainprimapagina.it. L'idea di pubblicare questo blog mi è venuta la scorsa settimana quando la mia famiglia è stata protagonista di una storia di quelle che di solito si raccontano sui giornali, alla voce: paradossi di uno Stato incapace di garantire la sicurezza ai cittadini.
Era venerdì 24 gennaio quando due loschi figuri, che hanno suonato al citofono di casa mia (avendo risposta) hanno poi svaligiato numerose abitazioni a San Bartolomeo, sulle colline nel versante Ovest della Valle Staffora. Dalla prima chiamata al 112, la centrale operativa dei Carabinieri, a quando l'autopattuglia è arrivata sul posto è passata un'ora e un quarto abbondante. Parlerò in seguito, più diffusamente, dell'accaduto. Ricostruendo minuto per minuto gli eventi. In questo primo post mi preme introdurre alcune domande. Se la capacità operativa delle forze dell'ordine è questa, quale grado di sicurezza abbiamo? Le società moderne si fondano su un contratto non scritto (ma fino a un certo punto) in base al quale i cittadini rinunciano alla propria difesa, affidando ai corpi di polizia la tutela della loro incolumità e dei loro averi. Se questo contratto non viene onorato in maniera così palese, qual è la conclusione che se ne può trarre?
Di più: se Carabinieri (e Polizia) sono nell'incapacità di controllare il territorio e garantire un livello minimo di sicurezza ai cittadini, cosa si può fare? Già, cosa si può fare? Francamente non ho una risposta a questo interrogativo. In realtà ne ho tante. Ma credo che abbia poco senso rimuginarle nel chiuso di una stanza. Una persona sola può cambiare una piccola  parte della realtà che la circonda. Dieci persone possono cambiare qualcosa. Cento parecchio. Mille riescono a modificare gli eventi.
Da qui l'idea: perché non costituire un'associazione di cittadini impegnati a migliorare la sicurezza e la vivibilità del luogo dove abitano? E condividere, esperienze (magari disavventure), aspirazioni, iniziative?